Il Signore delle Mosche. Vol II

Verba volant, pizelli manent.

Avevamo lasciato i bushemi impegnati nel vorticoso cerchio dell’arrapao meravigliao, pronti ad ingropparsi qualsiasi cosa capitasse loro vicino, cavalli compresi.

In qualche modo Katsu è riuscito a scamparla con il friend zonato del leone, Gin persevera nel suo rispetto per la professionalità femminile (insomma, va a mignotte), Agasha rimane un po’ delusa per l’assenza di proposte ammorose (ma è sicuramente colpa del master geloso), Mangetsu si fa nuovi amici (e credo che alla fine trombi pure lui) e, purtroppo, Ciro guarisce.

Sì, purtroppo.

Un infoiato quattordicenne (per di più sposato) in preda agli ormoni che si ridesta dopo un periodo di malattia in quella che è a tutti gli effetti una gita scolastica può portare solo problemi.

Infatti.

Ciro si fa spiegare alla bell’e meglio le regole del gioco ammoroso, fatto di caste spiate, masturbazioni nel buio, stalking tramite lettera e successivo stupro accondiscendente.

E nonostante le premesse riesce a rendere il tutto ancora più volgare e inappropriato.

Ebbene, nel tentativo di ovviare alla mancanza di essere riuscito a guadagnarsi il suo primo threesome, decide inspiegabilmente di mandare dei pizelli disegnati alle leonesse.

Sì, pizelli disegnati alle leonesse.

Sì, pizelli. Alle leonesse. Quelle mestruate 23 giorni su 28 e che per i restanti 5 vogliono solo snuff snuff.

Ovviamente Ciro come al solito mette nei casini sé stesso e un povero servitore, lo scavalatrine.

Sì, perché sto povero cristo nella speranza di togliersi dal casino venutosi a creare piuttosto si mette a scavar latrine.

Nel mentre i bushi continuano a prepararsi e ad allenarsi e, in tutto questo, forse anche Agasha trova l’ammore (seppur l’ammore in questione sembra più interessato solo ad una certa parte dell’ammore che alla sua interezza, per così dire).

Intanto imperversa la caccia al servitore per tutto l’accampamento.

Per fortuna di Ciro il primo ad arrivare allo scavalatrine è il buon Bayushi, che per quieto vivere taglia le mani e la gola al servitore (dopo averne estorto una confessione assolutamente “spontanea”) e, all’arrivo del leoni, racconta loro di voler portare in dono le empie mani che avevano commesso l’orrendo peccato nei loro confronti. Ok, noi sappiamo che è una cagata fatta per coprire Ciro e in fondo sé stesso (in fondo un po’ di diversivo è sempre gradito ad un ninja, ma senza esagerare), ma i leoni paiono cascarci.

Gin intanto cazzia Ciro che prova a cazziare Gin con tanto di insegnamento sul valore della vita umana, Sachiko e Mangetsu cazziano Katsu per altri motivi che ricordo un po’ meno, insomma, in questo clima di assoluta armonia si arriva alla prima prova della gara.

Calligrafia.

Evidentemente alla Barriera serve un casino scrivere sui muri degli insulti ai Ragni, e soprattutto scriverli bene.

Comunque, i nostri si difendono più che bene (tranne Ciro, che scrive praticamente “Di cos’ha e fatto il sache” tenendo il pennello con la narice) con l’exploit di Mangetsu secondo, Gin terzo e Sachiko quinta.

Riusciranno i nostri a mantenere se non addirittura a migliorare le loro posizioni? E Ciro riuscirà a non retrocedere e a guadagnarsi la salvezza?

Comments

LuiUomo

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