Il Signore delle Mosche. Vol II

"E' stato il signor Midori con la katana nella sala del tè!"

Avevamo lasciato i nostri bushemi alle prese con l’ennesima situazione alla Cluedo, un corpo ritrovato, notizie che corrono velocissime per il campo, tutti che sanno ma che fanno finta di non sapere.

Sachiko e Gin si muovono, la prima trova varie informazioni (fra cui l’identità della vittima e le modalità dell’omicidio, ricordiamo che il principale indiziato è il Sacerdote della Dea Kalima in Indiana Jones e il Tempio Maledetto, anche se io non escluderei Shortie), il secondo si apposta al di fuori di una tenda e attende.

E attende. Sotto la pioggia. Per un lunghissimo, lunghissimo tempo.

La prossima volta che sentirete starnutire nell’ombra saprete chi vi sta per infilare una lama fra le chiappe.

Comunque: mentre Sachiko e Gin si rendono utili, Mangetsu va alla ricerca della sua amata che puzza di cavallo non trovandola.

“Chissà perché” si chiede lui.

Buahah.

Comunque, mentre i precedenti individui sono impegnati in faccende di una certa importanza relativa, la premiata compagine imbecilli del Rokugan, l’Armata Fancazzo, i Boss della Minchionaggine, insomma, Ciro-Katsu-Ichihara giocano a carte, ad un antichissimo gioco della gente di Ciro.

La scopa.

Solo che, disdetta, gli manca il quarto! Sia mai che Ciro dissacri l’antica disciplina della Scopa giocando solo in tre!

Trovano dunque una vittima sacrificale, uno Shugenja della Fenice, al quale tolgono anche le mutande, fin quando non decidono di allontanarsi verso un non ben precisato luogo facendo un casino della madonna.

Gin, che è ancora appostato e ogni volta che passa una guardia senza tampinarlo si fa scappare un “Ma vai, ma vieni, ma chi sono, ciupa”, li sente da lontano, ma è subito richiamato all’ordine nel vedere chi esce dalla tenda ove si parlava del truculento ammazzamento della tipa che si era ingroppato Mangetsu.

E’ il Kuni-occhi-di-giada.

Gin ovviamente non può resistere alla tentazione di un’entrata a effetto, e giustamente si lancia nel tipico numero del “lo lascio avanzare di tre passi e poi comincio a parlare rivelando la mia presenza, sotomayor!!!”, questo riesce a mantenere il contegno, Gin gli accenna alla brutta esperienza al villaggio della Libellula e lo invita alla sua tenda per conferire con i sopravvissuti di quell’esperienza, cioè lui, Sachiko e Ciro.

Mentre rimugina di quanto potesse essere rischioso invitare Ciro con un tipo così eccentrico (Ciro sarebbe in grado di fare battute su qualunque cosa, figurarsi su uno con degli occhi che stanno palesemente per cadere) si dirige verso la tenda.

Qui rischia di trovare Sachiko ancora con una gamba a levante e l’altra a ponente (ci ha preso gusto la ragazza), ma alla fine le dice tutto e attendono il Kuni-occhi-di-giada (che fa anche un po’ schifo secondo me).

Questi si presenta con in allegato (oltre che Ciro) Mangetsu, Katsu e Ichihara, cominciando a blaterare riguardo al fatto che Katsu sarebbe sospettato in quanto diverso.

Lui, quello con gli occhi che sembrano due palle sonanti tipo quelle che ti regalano al ristorante cinese.

Mentre Gin non resiste alla tentazione di offendersi e fargli notare la cosa, si viene a delinerare la linea dell’accampamento.

Fare finta di nulla fin quando non arriverà chi sarà in grado di far fronte alla situazione.

Non so voi, ma a me questo Rokugan sembra sempre più la giunta regionale lombarda.

Comunque, il giorno dopo, pizze in faccia.

Ciro è convinto che trattandosi di pizze stavolta partirà favorito.

Povero Ciro.

Che succederà all’accampamento ora? Mangetsu supererà il dolore della perdita o si evirerà per esserle fedele in eterno? Sachiko si slogherà le anche? Gin avrà preso il raffreddore? Katsu verrà messo al rogo solo perché pallidino? Ichihara avrà imparato per bene le antiche regole della scopa?

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Degliortis

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