Il Signore delle Mosche. Vol II

Azian ics ics ics e...bukkake!

La nostra compagine di bushemi si è in qualche modo rimpinguata di due elementi, il bianchiccio e porta sfiga Katsu Doji e il raccomandato pieno di conoscenze Mangetsu Doji, cugini di secondo grado da parte di madre, di terzo grado da parte di padre (in antica lingua Doji vuol dire "colui che si inchiappetta suo cugino, la dimostrazione di cotanta consaguineità sta evidentemente nell’albinismo di Katsu, è scienza e non potete battere il vostro narratore sulla scienza).

Ci troviamo al Castello Utakushiru nelle terre dell’Unicorno (voglio ricordare: niente folletti e arcobaleni, solo prati, prati e ancora prati, merda di cavallo e soprattutto tanta malaria) e qui si sta radunando una considerevole compagine di bushi per partecipare al Torneo del Drago Celeste qualcosa sarcazzo, principalmente Unicorni ma anche una discreta delegazione delle famiglie principali (tranne le Mantidi, che a quanto pare hanno glissato con un “è troppo lontano e lunedì lavoro io, che cazzo”). I Nostri fanno un giro di saluti, dopodiché Sachiko e Gin si ricordano che c’era anche da andare a parlare al Daimyo per riferirgli della situazione del Villaggio nelle terre della Libellula (quello ora teatro di carneficine e stupri di massa, ricordate? Quello da cui i Nostri sono ingloriosamente fuggiti con una scusaccia) e si presentano al suo cospetto.

E qui avviene un miracolo di leccaculismo.

Il kami dietro a Gin (io qui medesimo) si ricorda che senza un cazzo di regalo saremmo stati presi a pirlate in faccia per l’eternità a seguire, viene riciclato il solito Origami che ci portiamo dietro da x-mila anni, cosa che evidentemente fa da rigger per qualche ricordo d’infanzia del Daimyo che si commuove estremamente e decide di diventare extradisponibile nei confrontri di Gin e Sachiko.

Soprattutto nei confronti di Sachiko: tiro, 60, taaac, tutti a casa, amica della famiglia per l’eternità, extra boost di fama.

I due riferiscono, mettono un po’ nei casini la famiglia del Magistrato (per grande godimento di Gin) e poi ottengono ciò per cui erano venuti.

Tenda privata con ringhio sommesso di cane in sottofondo per tutta la durata del viaggio.

Perché sì, si parte tutti insieme e ci si accampa in tenda.

E quando ci sono campeggi ci sono ciulate. Grandissime ciulate.

In particolare chi pare abbastanza incline a cedere ai richiami della carne è il nostro Katsu, che ricordiamo essere sì inquietante come Crisantemi ne L’Allenatore nel Pallone, ma anche particolarmente gnocco.

Così comincia un rituale standardizzato tipicamente giapponese che si articolare in una prima parte in cui si fa i guardoni, poi si scrive una lettera semi-minatoria, e poi ci si infila per effettuare tipo un mezzo stupro.

Katsu sceglie la preda: una Matsu del Leone (ottima scelta, ti staccherà le palle, probabilmente). Nel primo tentativo viene cassato, al secondo finalmente ce la fa con ovazione del pubblico.

La mattina dopo mentre lui si bea con sé stesso della cosa arriva un losco figuro a cercarlo.

Mangetsu invece continua a tessere le sue trame sociali (insomma, va in giro a salutare tutti).

Intanto Ciro è in una tenda malato (l’avevo detto che c’era la malaria all’inizio).

Riuscirà Katsu a non farsi evirare? Mangetsu troverà qualche nuovo amico? Gin e Sachiko riusciranno a mettere a freno le incontrollate voci che li danno come avvinghiati e rotolanti nella loro tenda? Ciro guarirà?

Ma soprattutto: ci arriveranno a questo torneo?

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Degliortis Degliortis

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